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Il personaggio che non recita

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Quando il design entra in scena

Negli anni Sessanta, quando radio e televisori erano ancora oggetti da relegare in un angolo del soggiorno, Brionvega fece una scelta opposta. Chiamò architetti e designer, Marco Zanuso e Richard Sapper, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Mario Bellini, e chiese loro di dare una forma all’ascolto. Nacquero oggetti che non si limitavano a funzionare: occupavano lo spazio, lo definivano, gli davano un carattere. Il cinema se ne accorse quasi subito, e da allora non ha più smesso: i titoli che seguono sono soltanto alcuni.

Su un set nulla è lasciato al caso. Una lampada, un divano, una radio sul bordo di una piscina possono raccontare un personaggio prima ancora che pronunci una parola: cosa ascolta, come vive, in quale tempo si sente a casa. Uno scenografo non cerca semplicemente un apparecchio, cerca un segno. Gli Art Products Brionvega sono segni precisi, riconoscibili anche in un’inquadratura di pochi secondi.

Nell’estate de La piscina di Jacques Deray, nel 1969, il radio.cubo sta sul bordo dell’acqua accanto ad Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin: un piccolo volume colorato che si apre e trova la propria voce, dentro una storia fatta di sguardi, calore e silenzi. L’anno seguente, lo stesso cubo entra nel cinema di Elio Petri, in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Il Radiofonografo compare in Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci e in Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, un film costruito quasi interamente dentro un appartamento, tra collezioni e oggetti scelti con cura.

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*Fotogrammi tratti da, in ordine di apparizione:
Non si sevizia un paperino (Lucio Fulci, 1972) · La piscina (Jacques Deray, 1969) · Sissignore (Ugo Tognazzi, 1968) · La piscina (Jacques Deray, 1969) · 1992, serie TV (Giuseppe Gagliardi, 2015) · Io sono Mia (Riccardo Donna, 2019) · Barbie (Greta Gerwig, 2023) · Meibaza, serie TV (Hiromi Kusaka, 2024).

 

Perché proprio questi oggetti?

Perché sono stati pensati per essere guardati, non nascosti. Il Radiofonografo ha un volto, occhi, orecchie e un sorriso, tanto da sembrare un piccolo robot musicale; le sue casse si staccano e si orientano verso chi ascolta. Il radio.cubo, quando è chiuso, custodisce la propria funzione come un segreto. Il Totem di Mario Bellini si apre e dispone il suono nello spazio.

Sono oggetti nati nell’elettronica che si comportano come sculture. In un’inquadratura non fanno semplicemente da sfondo: recitano una parte senza dire una parola.

C’è poi una ragione più profonda.

Quasi ogni apparecchio elettronico invecchia insieme alla propria tecnologia: quando cambia il modo di ascoltare, cambia o scompare anche la sua forma. Gli oggetti Brionvega hanno seguito un destino diverso, perché la loro forma non è mai stata soltanto la custodia di una tecnica. È stata un’idea autonoma, disegnata da autori.

La tecnologia al loro interno si è rinnovata. Il volto è rimasto.

È così che entrano nella memoria visiva di chi guarda, e ci restano.

Chi il cinema lo fa lo ha riconosciuto. Durante una visita alla sede produttiva, Francis Ford Coppola ha lasciato queste parole: “Brionvega was always a fascination for me over the years, always admiring the innovative design and effective performance of their products.”

Il legame non si è fermato agli anni Settanta. In Io sono Mia di Riccardo Donna, nel 2019, il Radiofonografo costruito oggi interpreta quello di allora: stessa forma, stesso gesto, realizzato a mano in Italia attraverso dodici fasi di lavorazione.

Il passaggio è sottile ma decisivo. Sullo schermo non c’è un pezzo d’antiquariato trovato per ricostruire gli anni in cui è ambientato il film: c’è lo stesso progetto, ancora in produzione.

Negli ultimi anni è accaduto qualcosa di più. Il design Brionvega ha smesso di servire soltanto a evocare un’epoca ed è diventato un modo per costruire un mondo.

Il Radiofonografo entra nell’universo di Barbie di Greta Gerwig, nel 2023, un film in cui ogni elemento contribuisce alla costruzione di un immaginario e ogni oggetto parla di gusto, desiderio e identità. In Corea, la serie Netflix The Trunk lo colloca, nella versione bianca, all’interno di un ambiente moderno e minimalista, dove la semplicità dello spazio ne fa risaltare ancora di più la presenza: il Radiofonografo non si confonde con l’ambiente, lo caratterizza.

In Giappone, Glass Heart, la serie Netflix del 2025 che racconta una band e la sua musica, sceglie ancora una volta il Radiofonografo come elemento della scena: un oggetto che non ha bisogno di essere spiegato per comunicare immediatamente un’idea di cultura, musica e stile.

Tre produzioni lontane per lingua, pubblico e genere. Tre mondi diversi. E lo stesso oggetto.

Brionvega non viene utilizzato per raccontare semplicemente il passato. Viene scelto per costruire il presente: per definire un ambiente, suggerire un carattere, dare forma a un’idea di vita.

Fuori dal set, la differenza è una sola: nelle case questi oggetti non recitano. Suonano ogni giorno, si spostano da una stanza all’altra, passano di mano in mano e da una generazione all’altra, portando con sé i segni di chi li ha vissuti.

E forse è proprio qui il punto.

Ci sono oggetti che tornano per nostalgia, e altri che tornano perché un’epoca torna di moda.

Brionvega non appartiene davvero a nessuna delle due categorie.

I suoi oggetti hanno attraversato le epoche senza smettere di essere se stessi. Non hanno avuto bisogno di cambiare forma per restare desiderabili, né di cambiare linguaggio per essere contemporanei. La loro forza è proprio questa: essere rimasti fedeli alla propria identità mentre tutto intorno cambiava.

È per questo che il cinema continua a sceglierli.

Non per ricordare un tempo che non c’è più, ma perché alcuni oggetti hanno la rara capacità di attraversare il tempo senza appartenergli.

Brionvega sul set: una selezione

  • La decima vittima, Elio Petri, 1965
  • Sissignore, Ugo Tognazzi, 1968
  • Il seme dell’uomo, Marco Ferreri, 1969
  • La piscina, Jacques Deray, 1969
  • Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Elio Petri, 1970
  • Non si sevizia un paperino, Lucio Fulci, 1972
  • Gruppo di famiglia in un interno, Luchino Visconti, 1974
  • Fico d’india, Steno, 1980
  • Mia moglie è una strega, Castellano e Pipolo, 1980
  • Fantozzi contro tutti, Neri Parenti e Paolo Villaggio, 1980
  • Mani di fata, Steno, 1983
  • Romanzo criminale, serie, Stefano Sollima, 2008
  • 1992, serie, Giuseppe Gagliardi, 2015
  • Io sono Mia, Riccardo Donna, 2019
  • Made in Italy, serie, Luca Lucini e Ago Panini, 2019
  • Se mi vuoi bene, Fausto Brizzi, 2019
  • Ero in guerra ma non lo sapevo, Fabio Resinaro, 2022
  • Il mammone, Giovanni Bognetti, 2022
  • Il colibrì, Francesca Archibugi, 2022
  • Barbie, Greta Gerwig, 2023
  • The Trunk, serie Netflix, 2024
  • Meibaza, serie, Hiromi Kusaka, 2024
  • Alien: Earth, serie, Noah Hawley, 2025
  • Glass Heart, serie Netflix, 2025
  • Agata Christian – Delitto sulle nevi, Eros Puglielli, 2026

 

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